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Pragma

Il nostro lavoro si svolge in una stanza.

I nostri autori, come noi, sono persone sedute a un tavolo e affacciate a una finestra. Taciturni e solitari sperimentiamo il vuoto, l'assenza d'aria, condizioni climatiche impreviste. Ce ne stiamo dietro ai vetri a spiare la vita. Una vita esterna e reale, che si svolge spesso estranea a noi, anche se ci transita accanto; e una vita interiore e inventata. Perché la nostra finestra ha le imposte che si possono aprire nei due sensi, sul fuori e sul dentro.

Indagando lo squilibrio tra dentro e fuori, sopra e sotto in questo tempo abbiamo lavorato figure e dimensioni, anditi di grandezza e assetto differenti:

il cerchio di Sebastian, una camera da letto piena di vento;
il ring di Lenti in amore, stanza durassiana dalla luce gialla;
l'edificio tana di Cuore d'infinita distanza, sull'onda delle parole di Clarice Lispector;
il corridoio - refettorio di Legittima difesa, divertimento culinario nelle trame di un testo;
i sotterranei di Quel m2 mai visto, labirinto beckettiano di soste e rincorse;
il cielo de La Santa, una nuvola cangiante, che diventa sudario di morte della piccola Teresa;
gli oggetti intimi e sonori di Sinfonia per corpi soli, l'estremo omaggio a Sarah Kane;
la voce dei corpi di Canti del caos, deflagrazione cosmica di un universo in fiamme;
la lotta tra visione e cecita' de La lente scura; la cucina spoglia di Kamikaze, un grande fratello dell'orrore;
il cubo di vetro di Prima della pensione, teca della memoria dei personaggi bernhardiani e poi ritmi, suoni, disegni...

Queste figure ci hanno mosso, ci hanno provocato. Ci siamo trasformati in visitatori, in urbanisti, in costruttori.

Ma a guardarci bene, noi e i nostri autori, siamo comunque sempre li, di schiena, curvi su un tavolo vuoto, con lo sguardo alla finestra sul mondo, con lo sguardo alla finestra sull'anima. Colti nell'attimo di un'attesa infinita. Occupati a rallentare un tempo, a distillare una visione. Movimenti microscopici ma intensi, pensati, verticali.

Ad oggi la nostra stanza è visibile, molto visitata e ancora fatalmente incompiuta. La nostra stanza è il nostro progetto, il progetto che si decide per una vita, un progetto che vanta di prendersi tutto il suo tempo, fatto a strati che sgorgano inevitabilmente l'uno dall'altro.
 
 

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