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Che cos’è la legge? Dov’è?
Nella Bibbia, nella Torah, nella Costituzione, nel Corano, nell’insieme di regole ed emendamenti che facciamo fatica a ricordare?
A quale crociata stiamo partecipando senza saperlo? Per quale patria dobbiamo combattere?
Sotto quale bandiera?
Ci hanno detto:
Homo homini lupus. Ma sono parole vuote.
Non uccidere. Ma sappiamo che si può torturare, che si può condannare senza processo, che si può dichiarare guerra.
Sappiamo che la legge è uguale per tutti. Ma la legge morale dentro di noi è ammutolita di colpo e il cielo sopra di noi non è mai abbastanza sereno per permetterci di guardare le stelle.
Esistono sul serio e in qualche Olimpo a noi ignoto pietre vergate, custodi di principi eterni e universali? O il diritto non è piuttosto altro che una serie di norme che l’uomo attua solo in caso di necessità, per regolare la vita dei membri della società e assicurarne la pacifica convivenza?
Sostiamo muti davanti alle tavole della legge ormai sbriciolate, ponendoci domande che non trovano risposta e che ci paralizzano. Guardiamo, indaghiamo, raccogliamo frammenti e nel tracciare il confine tra bene e male chiediamo “permesso?”, una domanda d’altri tempi, che potrebbe semmai scaturire dalle labbra di qualche gentiluomo educato al rispetto dello spazio altrui.
Ci facciamo strada garbatamente, senza spingere. Non ci interessano le colpe e nemmeno le punizioni. Vogliamo avere lo sguardo aperto dei bambini.
Bambini a cui ancora non è stato insegnato niente, che si muovono nell’indefinito della loro esperienza.
Gli individui che mettiamo in scena sono bambini come noi che non sanno che mangiare troppo fa male, che in amore bisogna essere fedeli, che la morte è infelice e che l’uomo nero è cattivo. Bambini senza memoria che si aggirano nella vita. Bambini che a volte buttano giù le porte e avanzano a spintoni, che inventano le regole dei loro giochi, troppo curiosi di capire cosa significa farsi giustizia.