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Mootoosamy Nalini Vidoolah

Nalini Vidoolah Mootoosamy (1979) è cresciuta tra Saint-Pierre (Mauritius) e Palermo dove è emigrata all’età di dieci anni. Attualmente vive a Milano.

Ha conseguito un dottorato in francesistica, con una tesi sullo studio del personaggio letterario all’Università degli Studi di Milano, dove insegna letteratura e cultura francese e francofona.

In ambito teatrale, si forma e specializza in scrittura drammaturgica seguendo alcuni laboratori e stage con Gabriele Vacis, Vitaliano Trevisan, Carlos Maria Alsina, Renato Gabrielli, Lucilla Giagnoni, Claudio Tolcachir e Naira Gonzalez.

Ha collaborato per due edizioni al progetto Teatro Utile dell’Accademia dei Filodrammatici, lavorando sul tema della migrazione e della seconda generazione.

Nel 2018 ha fondato l’Associazione Ananke Arts, che organizza progetti di formazione teatrale ed eventi performativi sui temi della contemporaneità.

Dal 2018 conduce alcuni laboratori teatrali di scrittura autobiografica per stranieri, richiedenti asilo e adulti.

Ha svolto il ruolo di dramaturg per gli spettacoli Elogio della fuga (2017) e Elogio della lentezza (2018).

Il sorriso della scimmia

Una famiglia di immigrati di origine indo-mauriziana è alle prese con un evento cruciale: il Padre deve recarsi in Comune per il conferimento della cittadinanza italiana. Ma questa occasione di festa si trasforma presto nel rischio, ricco di tensione, di un esame sociale che mette alle corde l’intera famiglia. In particolare Raoul, il figlio, è combattuto tra la necessità di aiutare il padre e la frustrazione di sapersi ancora “straniero”. La somiglianza fisica col Padre, a cui fa da riferimento amaro il titolo della pièce, simboleggia per Raoul il marchio del disagio e del servilismo della propria famiglia in Italia. Nonostante le destabilizzanti apparizioni del giovane vicino di casa, Vikram, e le ripetute preghiere della Madre al dio Ganesh, sarà la collega di Raoul, Laura, a dispetto della diffidenza verso gli Italiani, a portare una energia diversa nella casa di solito preclusa.

I temi del disagio linguistico e della difficoltà di integrazione sono rappresentati nelle scene di apertura e di chiusura, dove il riferimento metaforico alla “bambinanza” della famiglia è il segno della condizione di inferiorità, inerme e ingenua, in cui tutti i membri della famiglia si sentono per destino avvolti.

Menzione speciale

un testo molto amato dal pubblico e che Teatro i si augura di poter presentare come mise en espace durante la prossima stagione.

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